La configurazione dei terrapieni

Riguardo alla morfologia interna delle mura, le informazioni ricavabili dalle fonti sono abbastanza limitate. In base ad alcune indicazioni frammentarie desumibili dai documenti dell’epoca della costruzione, è tuttavia ragionevole ipotizzare che i terrapieni avessero una conformazione analoga all’attuale, anche se con una modellazione del terreno più definita e funzionale alle esigenze difensive della struttura. In particolare, all’interno del parapetto in muratura, doveva essere presente uno spazio in piano per l’appostamento dei difensori, oltre il quale sviluppavano le scarpate vere e proprie. Nei punti di innesto tra baluardi e cortine erano inoltre ricavate piazzole ribassate per la collocazione dei pezzi di artiglieria a protezione delle cortine, coerentemente con le indicazioni della trattatistica militare rinascimentale.

Questa conformazione è attestata da una lettera del 1564 del capitano della guardia Bartolomeo Mazzocco, indirizzata al duca Vespasiano, dove si fa riferimento alla imminente ultimazione della cortina e del successivo riempimento dell’area retrostante tramite terrapieni. L’autore afferma inoltre che “il baluardo di Santa Maria è finito con il suo parapeto di dieci braza no l’ò voluto fare maggiore per non stringere tanto la piaza”1. Per “parapeto” si deve intendere la banchina a ridosso del parapetto vero e proprio, una fascia larga cinque-sei metri, dove il soldato poteva muoversi, proteggersi e ricaricare l’artiglieria. La “piaza” era invece l’area posta nei punti di collegamento tra i bastioni e le cortine murarie, ovvero lo spiazzo dove si collocavano i pezzi di artiglieria per la protezione dei tratti rettilinei.

Come attestato dalla Cronaca del Dondi, nell’aprile del 1589 sul terrapieno di Porta Vittoria sono piantati anche alberi di pioppo, allo scopo di consolidarne i versanti2. La minuta di una grida del 1585, scritta da Giorgio Zanichelli (commissario alle fabbriche ducali di Sabbioneta) documenta inoltre che gli abitanti avevano l’obbligo di integrare gli alberi mancanti3.

Baluardo San Giovanni - ipotesi di ricostruzione secolo XVII

La piazzola ovest - ipotesi di ricostruzione secolo XVII

Legenda

  1. Fronte del baluardo
  2. Fianco del baluardo
  1. Piazzola ribassata
  2. Cortina rettilinea

Per quanto riguarda l’evoluzione successiva dei terrapieni, in assenza di una specifica cartografia storica tematica, si può fare riferimento agli interventi progettuali di cui si è conservata documentazione, ai catasti storici ed alla fotointepretazione dei voli realizzati dall’Istituto Geografico Militare (IGM).

Il progetto di demolizione delle mura (redatto nel 1914) comprende alcune sezioni-tipo dei terrapieni, impiegate non per restituire fedelmente lo status quo, quanto per il calcolo dei movimenti terra necessari per l’opera. Pur se con le schematizzazioni del caso, le sezioni rappresentano un andamento del terreno analogo a quello attuale, con le scarpate che raggiungono il filo delle mura sia nei casi in cui il parapetto è parzialmente sopravvissuto sia quando questo risulta del tutto spianato.

Pur non offrendo dati relativi alla conformazione altimetrica dei terrapieni, i catasti storici consultabili presso l’Archivio di Stato di Mantova, attraverso i rispettivi registri particellari (tavole d’estimo), consentono di ricavare informazioni circa l’uso del suolo di questi ambiti dalla metà del Settecento in poi, quando ormai le mura avevano perso ogni funzione difensiva. Già il catasto teresiano (1774) attesta la conversione dei terrapieni ad un uso prevalentemente agricolo: nella totalità dei casi a prato con gelsi (moroni). Il circostante fossato, verosimilmente riempito solo in piccola parte, risulta invece adibito a pascolo. Il catasto ottocentesco (1854) non offre invece indicazioni sugli usi dei terreni causa l’indisponibilità del registro. Il catasto post-unitario, costituito da una cartografia censita al 1923 con aggiornamenti fino al 1934 e che pertanto restituisce la situazione tra le due guerre, attesta la persistenza degli usi agricoli, con colture prevalentemente arboree: soprattutto vigneti e prati – quasi sempre arborati – sui baluardi (il baluardo San Giovanni risulta invece adibito ad orto); frutteti (spalto Bresciani), gelseti (area del castello, poi edificata per realizzare la scuola) e ancora prati arborati. Si attesta inoltre una progressiva conversione a vigneto verso la fine degli anni Venti.

Il catasto del 1956 è a sua volta privo di registro particellare, ma usi agricoli del suolo lungo i terrapieni sono attestati fino al 1954 grazie alle cartografie DUSAF di Regione Lombardia, ottenute tramite fotointerpretazione e georeferenziazione dei fotogrammi aerei realizzati dall’IGM tramite il volo "G.A.I. - Gruppo Aereo Rilevatore". A questa soglia storica alcuni bastioni risultano convertiti a parco o giardino (baluardi San Giovanni, San Giorgio, San Francesco), mentre altri permangono ad uso agricolo: seminativo arborato (San Nicola) e semplice (Santa Maria), frutteto (Sant’Elmo). L’area dello spalto Bresciani appare parte adibita a prato permanente e parte a seminativo arborato. Nell’area pianeggiante al piede del baluardo Santa Maria, a nord dell’antico sedime del castello, risulta attestato l’ultimo vigneto residuo. 

Anche in base ai riscontri delle campagne archeologiche eseguite nel 2018, è presumibile che tali usi agricoli, in essere fino al secondo Dopoguerra, abbiano comportato parziali rimodellazioni della struttura originaria dei terrapieni sino a quasi un metro di profondità, in particolare con l’obliterazione della banchina alle spalle dei parapetti di contenimento, progressivamente crollati ed in parte ricostruiti con successivi restauri, e la contestuale realizzazione dei riporti oggi visibili, che nella quasi totalità dei casi si configurano come “dossi” a scavalco rispetto al filo della muratura esistente.

Note

1M. dall’Acqua, in Le città dei signori, Bologna, Analisi, 1989, cit. in G. Ferlisi, Sabbioneta, città murata, in Costruire, abitare, pensare. Sabbioneta e Charleville. Città ideali dei Gonzaga, a cura di Carlo Bertelli, Mantova, Universitas Studiorum 2017, pag. 98.

2N. de Dondi, Estratto delle cose avvenute in Sabbioneta dal 1580 al 1600, a cura di G. Mueller, in Raccolta di cronisti e documenti storici lombardi inediti II, Milano, Francesco Colombo, 1857, pag. 347.

3G. Sartori, Sabbioneta illustrissima, la memoria ritrovata, Viadana, Arti Grafiche Castello, 2005, pag. 60.